In un misto tra storia, leggenda, cinema e tradizione: Sud, Nord e centro tre mete suggestive e incontaminate del nostro bel paese

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CRACO: Il ‘paese fantasma’ per eccellenza, Craco è un misto di bellezza paesaggistica e storia, avvolte entrambe da una nube di mistero e folklore popolare. Situato nella provincia materana, a circa 50 km dal capoluogo, dall’alto del suo ‘trono’ in tenera roccia biancastra, rappresenta una meta suggestiva e imperdibile per turisti provenienti da tutto il mondo; uno spettacolo di malinconica e silenziosa desolazione in una cornice di calanchi aridi e degradanti. Craco regala un’atmosfera recondita che sembra paralizzare il tempo; un tempo che si è fermato al lontano 1980, quando, in seguito al tremendo terremoto che colpì le terre irpine e lucane, il piccolo borgo fu interamente abbandonato dai suoi abitanti. Una rovinosa frana nel corso degli anni Sessanta e un’alluvione nel 1972 avevano già duramente messo a dura prova Craco, e letteralmente avviato il suo percorso di spopolamento e trasformazione nel paese spettrale che oggi ci appare. Qualcosa di magico, e al contempo sinistro, avvolge questo posto, con gli antichi edifici rimasti inspiegabilmente intatti nel tempo; è per questa ragione che Craco è entrata nel 2010 nella lista ufficiale dei monumenti da salvaguardare, redatta dalla World Monuments Fund. Avventurarsi tra i suoi vicoli, all’ombra della torre normanna, soprannominata ‘il castello’, significa entrare nella storia di questo borgo e sentire sulla propria pelle la sfortunata sorte che lo ha accompagnato nel tempo; tante sono le testimonianze di persone che hanno giurato di aver sentito provenire da quelle rovine le voci e i lamenti sopiti degli antichi abitanti. Un paese fantasma, dunque, o un paese abitato da fantasmi? Il dubbio permane. Ciò che non lascia spazio a dubbi, invece, è lo spettacolo che Craco ha saputo regalare al mondo cinematografico italiano e internazionale; ‘La lupa’ di Alberto Lattuada (1953), ‘Ninfa plebea’ di Lina Wertmuller (1996) e la ben più nota ‘Passione di Cristo’ di Mel Gibson (2004), in cui il borgo fantasma diventa iconico sfondo della scena dell’impiccagione di Giuda, sono solo alcuni tra i più bei film ad aver visto Craco come location per le riprese.

FIUMELATTE: Molti di voi hanno sicuramente visitato posti bellissimi e suggestivi durante i loro viaggi e le loro vacanze, ma quanti possono dire di aver visto sgorgare un intero fiume di latte, anzichè di acqua? Ebbene, tanti fortunati turisti che, tutti gli anni, affollano le rive del lago di Como, possono dirlo. Incredibile, ma vero, infatti, tra le tante meravigliose sorprese paesaggistiche che la nostra Italia ci riserva, vi è anche quella di un breve ma incantevole corso d’acqua che prende il nome di Fiumelatte, per il suo colore bianco candido. Con i suoi 250 m. circa di sviluppo, questo torrente nasce nel gruppo roccioso delle Grigne, per poi immettersi nel lago di Como, dopo aver attraversato un incantevole borgo immerso nel bosco, cui conferisce lo stesso nome. Fiumelatte, infatti, è anche il nome della piccola frazione del comune di Varenna, in provincia di Lecco, le cui case sorgono appollaiate ai piedi del monte Fapp, e che, tutti gli anni, assiste da protagonista ad uno spettacolo tanto suggestivo, quanto affascinante. La caratteristica principale di questo fiume, infatti, è la sua regolare intermittenza; scorre copiosamente dal 25 Marzo (festa del borgo e dell’Annunciazione), fino al 7 Ottobre (festa della Madonna del Rosario, patrona di Varenna), motivo per cui è soprannominato Fiume delle due Madonne, e ‘sparisce magicamente’ nel restante periodo dell’anno. La spiegazione è nel catalogare Fiumelatte quale ‘troppopieno’ di un imponente bacino situato nelle viscere del retrostante circo glaciale di Moncodeno, nella Grigna Settentrionale, ed è al fenomeno del carsismo che si devono le sue apparizioni e sparizioni. La ripidezza del corso impedisce alle acque di placarsi e le rende sempre spumeggianti e bianche, giustificando il suo singolare aspetto e il suo nome; un fiume bianco nasce dalle fitte tenebre di una grotta, taglia in due un piccolo borgo, sovrastato da un ponticello, e si immerge con veemenza nelle acque del lago. In altri termini, un’esperienza surreale, magica, conservata tra leggende e misteri. Si narra che la grotta da cui ha origine Fiumelatte sia la dimora di bellissime ninfe ammaliatrici, ma coloro che non sono stati in grado di resistere al loro fascino e le hanno seguite in quell’antro immerso nel buio, pare si siano imbattuti in creature mostruose ed esperienze talmente terrificanti da non riuscire mai  a farne parola con nessuno. Ad oggi, tra le meraviglie di Fiumelatte, è possibile anche spingersi fino all’entrata di questa misteriosa grotta. Orbene ai più avventurieri e coraggiosi l’ardua sentenza.

MONTE FOLLETTOSO E IL PONTE DEL DIAVOLO: Il nome dice tutto. Se vi dicessero che a pochi chilometri da Roma esiste un’oasi verde e fatata, tra profondi solchi e rilievi montuosi, ci credereste? Ebbene, è proprio così. 180 kmq di natura selvaggia lungo i quali si estende il Parco Monti Lucretili, il secondo più vasto del Lazio, sul quale spicca la vetta del Monte Follettoso, il cui simpatico nome fantasy è da ricondurre al magico ambiente che lo circonda; tra faggi e ampie praterie, si viene letteralmente trasportati in un mondo fiabesco, dove anche gli adulti tornano bambini, nel sogno di quella immaginazione, fin troppo spesso, sopita dalla vita quotidiana. Si ritiene che, in realtà, il nome derivi dall’antico termine ‘fojetta’ o ‘foglietta’, unità di misura per liquidi, ad indicare l’abbondanza di sorgenti in questa area. Interpretazione più affascinante è quella che vede la zona abitata da strani folletti, la cui visione reso pazzo un membro della famiglia Orsini. A riportarlo alla ragione, fu poi il provvidenziale intervento della Madonna, cui venne per questo dedicata, tra il XIII e XIV secolo, una chiesa nei dintorni. Le querce ritorte e le numerose rocce calcaree scavate dagli agenti atmosferici coronano un’atmosfera favolistica che avvalora questa seconda romantica etimologia del nome. Incastonato nello splendido paesaggio ai piedi del Monte Folletto, sorge il piccolo comune di Roccagiovine, con i suoi 258 abitanti, avvolto dai boschi che la incorniciano come in un quadro d’autore. Salendo lungo la strada tortuosa che l’attraversa, si scorge il castello degli Orsini, che domina maestoso il paese e le cui mura conservano una lastra di marmo con bassorilievo, che raffigura la dea Vacuna, divinità benefica della campagna cantata da Orazio, Ovidio e Plinio il Vecchio. I Romani e i Sabini la considerarono la divinità del riposo, dopo il lavoro dei campi e le è dedicata la piazza del paese, Piazza Vacuna; caratteristica è la presenza di una fontana da cui zampilla acqua fresca e che riporta la dicitura ‘Limpida sorgente che saluta i ruderi del tempio di Vacuna, allieta l’abitazione di Roccagiovine’. Da sottolineare come i Monti Lucretili abbiano fatto, recentemente, da sfondo, insieme ai Monti Simbruini, al film ‘Il primo re’ (2019), ambizioso progetto cinematografico del regista Matteo Rovere, con protagonista Alessandro Borghi, e girato interamente in esterna; una pellicola innovativa e originale per il cinema italiano che narra del legame fraterno tra Romolo e Remo, messo in discussione dagli dei, fino al sorgere di un nuovo impero, sul sangue di uno dei due.

Non lontano da questi bellissimi posti, tra la provincia di Roma e quella di Viterbo, è anche possibile imbattersi in Monterano, paese fantasma avvolto da una vegetazione variegata e incolta, dapprima spopolatosi nel corso del Settecento, per la presenza della malaria, e poi definitivamente abbandonato nel 1799, a seguito del saccheggio delle truppe francesi. Per la sua bellezza e la relativa vicinanza a Roma, le rovine del borgo hanno fatto da set per capolavori del cinema, quali Ben Hur (1959) e Brancaleone alle crociate (1970). Estremamente suggestivo è il suo Ponte del Diavolo, antico acquedotto seicentesco, così denominato poiché costruito, secondo una leggenda, dal demonio in persona, a seguito di un patto con gli abitanti del posto; un ponte sicuro e stabile per il paese, da costruirsi in una sola notte, in cambio di sacrifici rituali periodici di vergini e animali. Ottenuto il ponte, gli abitanti non tennero fede al patto, banchettando con le bestie destinate al diavolo. Questi si vendicò maledicendo per l’eternità Monterano, portandolo alla rovina e all’abbandono, e imprimendo il suo malefico marchio sul ponte, ‘firmando’ così la sua sinistra soddisfazione. Se non altro, osservare questo posto incantevole aiuta tutti noi a non dimenticare che i patti vanno rispettati, soprattutto se fatti col diavolo.

BUON VIAGGIO E BUON DIVERTIMENTO A TUTTI…

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