Quando l’Amore uccide

San Valentino

Nei meandri tortuosi e talvolta labirintici della cronaca nera, tante sono le storie di delitti che si possono raccontare, tante le vittime che si possono ricordare, ma, soprattutto, tanti sono i moventi che si celano dietro ciascuno di questi tragici eventi.

All’ordine del giorno, purtroppo, è sentir parlare quotidiani e notiziari di femminicidi e delitti passionali; delitti sempre più brutali, incomprensibili, frutto marcio di un’ossessione o di una gelosia patologica: uomini che uccidono donne, donne che uccidono uomini, processi, condanne, ma anche assassini mai arrestati e crimini mai risolti. Uno scenario tetro nelle sue fattezze, eppure, al contempo, generato da quel bellissimo, raggiante sentimento che è l’amore, o presunto tale, nella sua accezione malata. L’amore che si tinge di un rosso che nulla ha a che vedere con la passione,  un rosso che ricorda, invece, il tanto e troppo sangue versato.

Il dramma di tante famiglie non solo si traduce nel vedere persone amate, vittime di crimini efferati, ma finisce, spesso, per ampliarsi, passando da un vivo interesse della stampa, della televisione, dei social ad una fredda archiviazione, tanto giudiziaria, quanto mediatica.

Sono ancora troppi, ad oggi, gli assassini impuniti, perché mai individuati e arrestati, le cui vittime ‘gridano’ giustizia, anche a distanza di decenni, dopo essere state illuse dal calore dell’amore che, ben presto, ha lasciato il posto al gelo della morte prima, e della dimenticanza, poi. Non a caso, si è soliti parlare di cold case, per riferirsi a delitti datati e mai risolti.

La storia giudiziaria del nostro Paese è ricca di casi di questo tipo, con protagoniste, per lo più, giovani donne che speravano, sognavano e sicuramente meritavano di essere amate.

Lo meritavano Simonetta Cesaroni, Sandra Casagrande, Angela Telesca; brutalmente uccise mentre lavoravano; chi, come Simonetta, nell’afoso e deserto ufficio dell’Agosto romano del 1990, chi, come Sandra, nella sua pasticceria della provincia di Treviso, dove la fragranza delle sue torte e dei suoi biscotti, si mischiava al freddo di una sera di Gennaio del 1991.

Perché fu trovata proprio così Sandra, distesa in un ‘lago’ di sangue causato da 22 pugnalate mortali, con la saracinesca del suo negozio ancora aperta e un misterioso assassino svanito nel nulla.

Più di trent’anni sono passati, senza colpevoli; trentacinque ne sono passati dall’omicidio, invece, di Angela Telesca, ragazza di circa una ventina d’anni, rinvenuta cadavere nella vasca da bagno dell’appartamento di Torino, dove prestava servizio come collaboratrice domestica. Mai un arresto, mai un colpevole, anche qui un caso mai risolto.

Ciò che accomuna queste giovani donne non è solo il fatto che i rispettivi assassini non siamo mai stati arrestati e condannati, ma anche il terribile sospetto che la mano omicida possa essere stata quella di uomini che dicevano di volerle corteggiare, conquistare, che dicevano, molto probabilmente, di volerle amare.

Tra i cold case italiani, un ruolo non indifferente è rivestito dagli omicidi in cui le vittime sono coppie di giovani innamorati. Quello di coppie assassinate è un concetto, nella storia della nostra cronaca nera, che non può non essere accostato alla denominazione del ‘Mostro di Firenze’, in un binomio quasi imprescindibile. Tra il 1974 e il 1985, un assassino seriale si macchiò di ben otto duplici omicidi, commessi nelle campagne dell’hinterland fiorentino. Un profondo terrore serpeggiò tra la popolazione residente nella provincia di Firenze, negli anni 80, al punto tale che tanti fidanzati iniziarono ad evitare di isolarsi in luoghi isolati, rinunciando alla piena libertà di vivere il proprio amore e la propria intimità. Una vicenda giuridica lunga, infinita, in cui non si è mai riusciti a sancire una verità definitiva, tanto storica, quanto giudiziaria.

Una verità che continua a cercare anche la signora Olimpia, madre di Luca Orioli, uno sfortunato ragazzo deceduto nel 1988, in condizioni decisamente poco chiare, in un appartamento di Policoro, in Basilicata, dove si trovava in compagnia della sua fidanzata Marirosa Andreotta, morta anche lei. Il corpo di Luca fu ritrovato steso in bagno, sul pavimento, quello di Marirosa all’interno della vasca da bagno. La versione ufficiale, che continua a non convincere la mamma di Luca, e non solo, è quella di morte per cause accidentali imputabili ad uno scaldabagno malfunzionante che avrebbe causato il decesso dei due ragazzi per intossicazione da monossido di carbonio. Una versione che non spiega, però, evidenti tracce di collutazione sul corpo dei giovani e l’avvistamento, da parte di un testimone, di una misteriosa Fiat Panda, nel cortile antistante l’abitazione, mai vista prima di quella fatidica sera e mai identificata successivamente. Cosa ha spezzato, dunque, l’amore che legava i due fidanzati di Policoro? Una tragica fatalità o un assassino dileguatosi nella notte e nel tempo?

Per le persone che abbiamo ricordato in questo articolo, l’amore non è stato che una fugace illusione in una vita troppo breve; un istante, un attimo, un giorno di San Valentino, sul tramonto di un gelido inverno.

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