Una Scena è: “Per Sempre”

Lisa e Louise Burns le famose gemelle di Shining

Il cinema è arte, ma anche quotidianità. E’ forse questa la frase che meglio riassume in maniera tanto semplice, quanto concisa, quello che il ‘maxischermo’ significa nella vita di tutti. In un perfetto rapporto simbiotico, il cinema non può fare a meno di noi, delle nostre storie, delle nostre esperienze, da cui costantemente trae spunto, e, nello stesso tempo, è parte integrante delle nostre giornate e delle nostre abitudini.

Non soltanto, però, sono i divi di Hollywood, gli attori che tanto amiamo e tutti conosciamo, a rendere un film memorabile e indelebile nella coscienza comune. Questo articolo rende omaggio ad alcuni personaggi che hanno transitato come ‘meteore’ nel mondo del cinema, diventando, con un solo film, o addirittura una sola scena, delle vere e proprie icone immortali tra il grande pubblico.

Quando, nel lontano 1980, Lisa e Louise Burns, a soli 12 anni, si videro scelte da un tale Stanley Kubrick, per ricoprire un piccolo ruolo nel suo nuovo film, liberarono i loro sogni di bambine, immaginando che quella immensa opportunità significasse, per entrambe, l’avvio di una florida carriera attoriale. Quello che le gemelline statunitensi, da cui Kubrick rimase tanto impressionato, all’epoca non immaginavano era che, anche se non sarebbero mai diventate attrici, avrebbero terrorizzato per ben 43 anni, e chissà ancora per quanto, milioni di persone in tutto il mondo. Ebbene si, Lisa e Louise Burns sono le famose gemelle di Shining, il cui ‘vieni a giocare con noi?’ rivolto al piccolo Danny, echeggia, ancora oggi nella mente e nell’animo di tutti gli amanti del genere horror e non solo, accompagnato dall’immagine del volto terrorizzato e degli occhi sgranati di quel bimbo paffutello, dalla pelle candida. Ironia della sorte, se oggi Lisa è un’avvocatessa e Louise una scienziata, un’altrettanto brillante carriera ha avuto il piccolo Danny, al secolo Danny Lloyd……ma non come attore. Anch’egli, infatti, dopo alcune ulteriori successive esperienze attoriali, decise di lasciare il cinema e dedicarsi agli studi, fino a diventare un professore di scienze e biologia.  Quando gli si chiede se ha rimpianti, ripensando al successo di Shining, risponde sempre che ne ha solo uno: non aver ricevuto in regalo il famoso triciclo azzurro, a riprese ultimate, come il buon Stanley gli aveva promesso.

Se di promesse ne facesse anche Steven Spielberg, sul set dei suoi film, probabilmente non lo sapremo mai, ma di sicuro era lui una giovane promessa del cinema, quando, appena ventottenne, diresse un capolavoro come ‘Lo squalo’, che rimarrà, per molti anni, il più grande successo al botteghino, mai realizzato, in tutto il mondo. Correva l’anno 1974, l’estate era già finita, ma il film ambientato nel cuore della bella stagione, imponeva agli attori di girare le scene in costume da bagno o magliette a maniche corte, nonostante fosse già fine Settembre, e il clima di Martha’s Vineyard era già piuttosto fresco. E’ questo uno dei ricordi più nitidi di Jeffrey Voorhees, quando ripensa sorridendo all’unica esperienza attoriale della sua vita, a quanto invidiasse i membri della troupe ben coperti, mentre lui, in costume da bagno, ‘moriva’ tra le fauci dello squalo, nei panni del povero Alex Kintner. Proprio ad Alex è dedicato, oggi, uno dei suoi famosi panini. Jeffrey, infatti, dopo la drammatica scena della morte del piccolo Alex, ‘il bambino dello squalo’ come tanti lo ricordano, non ha più recitato e da grande è diventato titolare di un pub/ristorante, sempre a Martha’s Vineyard. Coincidenza o destino, nel 2018, Lee Fierro, l’attrice che nel film interpretava la mamma di Alex, si è seduta, come cliente, proprio nel ristorante di Jeffrey. Incuriosita dal panino ‘Alex Kintner’, ha chiesto spiegazioni e ha ritrovato, così,a distanza di oltre 40 anni, il suo ‘bambino perduto’, tra gli applausi e l’entusiasmo degli altri clienti.

‘Vittima’ di un grande squalo bianco, ma quello protagonista del sequel ‘Lo squalo 2’, fu, invece, Martha Swatek, che, sul finire degli anni 70, era una promettente windsurfer, come le sue tre sorelle Lori, Cheri e Susie. Fu proprio la sua grande abilità in barca a vela a permetterle di vincere il provino per il ruolo di Marge Vincent, quello che sarebbe dovuto essere un personaggio secondario, nel tanto atteso secondo capitolo della Universal, ma che ha finito per conquistare un posto speciale nel cuore degli appassionati del franchising dello Squalo. Non soltanto, per l’eroico sacrificio di Marge, che muore divorata salvando la vita al piccolo Sean Brody, nella sfortunata gita in barca a vela del gruppo di giovani protagonisti del film, ma anche e soprattutto per la leggenda ‘della doppia inquadratura’. Dall’uscita del film ad oggi, circola, infatti, insistentemente una voce, secondo cui,  la drammatica scena della morte di Marge, fosse stata ripresa da una duplice angolazione: quella utilizzata nel montaggio finale, in cui si vedono vittima e pescecane di spalle, ed una seconda ripresa, mai divulgata, realizzata frontalmente, nella quale si vedrebbe la ragazza interamente inghiottita dallo squalo. Immagine suggestiva ma pura leggenda, poiché l’esistenza di questa seconda inquadratura è stata sempre smentita tanto dal regista, Jeannot Szwarc, quanto dalla stessa Martha, che ricorda, divertita, di essersi nascosta sotto la barca, per fingere che lo squalo l’avesse divorata interamente. Oggi, Martha è una professoressa di inglese, in un liceo di Long Beach (California) e ha rivisto il suo unico film, almeno una volta, con ciascuna delle tante classi che ha avuto.

Poco e niente si sa, invece, della bellissima Federica Brion, alias Caterina, la figlia dell’oste, che, in Fracchia contro Dracula, suo unico film, recitò insieme al grande Paolo Villaggio in una delle scene tragicomiche più belle e famose della pellicola. Quel ‘donnole, venizi!’ con cui invitava il maldestro Fracchia a copulare con lei, per sfuggire alle grinfie di Dracula, attratto, come da tradizione popolare, da giovani donne vergini, è, a distanza di 38 anni, una delle battute più ricordate e amate del film.

‘Meteore’, dunque, che, insieme a tante altre, hanno contribuito e contribuiscono costantemente a rendere il cinema quella macchina magica che traduce sogni e immaginazione in realtà…..e chissà, anche tra i lettori di questo articolo, potrebbe oggi nascondersi una futura icona immortale del grande pubblico, perché, in fondo………basta anche solo una scena.

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